| La "International Summer School on the Digital Library" (Tilburg, 30 luglio - 11 agosto 2000) | |
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Fabrizia Bevilacqua | |
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La "International Summer School on the Digital Library" viene organizzata annualmente dal Ticer (Tilburg Innovation Centre for Electronic Resources) presso la Katholieke Universitat Brabant di Tilburg, in Olanda. La biblioteca dell’Università di Tilburg è una delle strutture più avanzate nell’innovazione dei servizi informativi e partecipa a diversi progetti internazionali nel settore delle biblioteche digitali. Ticer è un ente privato fondato dall’Università di Tilburg al fine di mettere a disposizione dei bibliotecari le conoscenze e l’esperienza maturate nel campo dei sistemi di informazione digitale, e di favorire una collaborazione a livello internazionale tra le biblioteche.
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| Quest’anno la scuola è stata articolata in due moduli separati, ciascuno della durata di una settimana. Il programma ha previsto una serie di lezioni svolte da esperti internazionali nel campo della biblioteconomia, delle tecnologie dell’informazione e delle scienze dell’informazione; le lezioni sono state integrate da gruppi di discussione tra gli studenti al fine di approfondire le tematiche trattate e di esaminare casi particolari. | |
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"LA GESTIONE DEL CAMBIAMENTO" (the Management of Change) | |
| L'avvento dell'era digitale sta provocando profondi mutamenti nella società, nell'economia e nella cultura del nostro tempo. Le nuove tecnologie della comunicazione e lo sviluppo delle reti informative hanno avuto un impatto enorme anche sulle biblioteche, avviando un processo di radicale trasformazione delle funzioni e dei ruoli che per secoli le nostre istituzioni hanno esercitato. | |
| La biblioteca digitale è caratterizzata dall'offerta di risorse informative in rete accessibili all'utente in maniera diretta e "disintermediata", dalla creazione di nuovi servizi a discapito di funzioni e ruoli ora marginali, dall'accresciuta attenzione nei confronti del pubblico e della qualità dei servizi offerti. Le nostre strutture sono tuttavia ancora in gran parte organizzate in un modo che era funzionale al tipo di servizi offerti dalla biblioteca tradizionale e ai processi di lavoro che questo tipo di struttura richiedeva. E' quindi necessario intraprendere cambiamenti strutturali all'interno delle nostre organizzazioni, modificando gli obiettivi, gli strumenti, i ruoli e le procedure di lavoro, nonché i servizi offerti agli utenti. | |
| Attraverso un’analisi delle principali teorie e delle tecniche della "gestione del cambiamento", il corso ha inteso fornire ai partecipanti le nozioni fondamentali con cui aderire e sostenere i programmi di cambiamento all’interno delle biblioteche di appartenenza. Il coordinamento del corso è stato affidato a Lynne Bradley, uno dei più importanti esperti nello sviluppo dei programmi per l'informazione elettronica e le biblioteche digitali, da pochi mesi nominata "Chief executive" della British Library. Michel Cant, direttore di una importante società di consulenza aziendale, la Larch Consulting, ha svolto le lezioni relative alle teorie del management del cambiamento. Jan Wilkinson, direttore dei servizi bibliotecari presso l'Università di Leeds, ha seguito le attività dei gruppi di lavoro. | |
| Il contesto L'analisi del contesto sociale, economico e culturale è stato il primo passo da cui siamo partiti per comprendere la necessità di un cambiamento strutturale nelle biblioteche in cui operiamo. | |
| Si è parlato di come l’avvento della "società della conoscenza" e le trasformazioni legate alle nuove tecnologie digitali abbiano trasformato il modo di pensare ai servizi pubblici, alla cultura e all’educazione, modificando i tradizionali rapporti degli individui con le istituzioni. | |
| Le organizzazioni aziendali e le istituzioni si stanno trasformando da organismi rigidi e gerarchici in strutture dinamiche e flessibili, mentre i ruoli di intermediazione tra produttori e consumatori tendono ad essere eliminati (disintermediazione). | |
| Il sistema dell’istruzione universitaria stesso sarà chiamato ad affrontare nei prossimi anni importanti cambiamenti nei programmi e nei metodi didattici, che dovranno rapportarsi alle attitudini delle nuove generazioni verso la tecnologia, alle esigenze che queste esprimeranno nei confronti del sistema educativo universitario, ed inoltre alla necessità di assicurare agli studenti una formazione che continui a svilupparsi durante l’intero svolgimento dell’attività professionale (life-long learning). | |
| Anche le biblioteche devono cambiare, devono essere in grado di offrire un più efficace supporto alle attività di insegnamento e di ricerca svolto dalle Università, innovando e potenziando il loro ruolo culturale. Dal momento che il cambiamento è comunque inevitabile, occorre capire per tempo quale sarà la direzione in cui le biblioteche dovranno evolversi e agire presto per governare in processo di cambiamento invece di subirlo. | |
| La "gestione del cambiamento" nelle biblioteche universitarie La parte centrale del corso è stata dedicata alle teorie della gestione del cambiamento, una disciplina che, sviluppatasi nell’ambito delle teorie dell’organizzazione aziendale, ha assunto autonomia e rilevanza in conseguenza della rapidità dei processi di cambiamento che i mutamenti economici e tecnologici richiedono alle organizzazioni aziendali e alle istituzioni. Abbiamo quindi imparato come devono essere gestiti i processi di cambiamento all’interno delle biblioteche universitarie. | |
| La fase iniziale è costituita dalla verifica se sia identificabile all'interno dell'organizzazione una domanda di cambiamento. Il lavoro di analisi della situazione attuale deve avere un orizzonte ampio: le funzioni attualmente svolte dalla biblioteca, la qualità e la tipologia dei servizi offerti, le modalità di lavoro praticate devono essere analizzate tenendo conto del processo di trasformazione che sta interessando l’Università e il sistema educativo, del giudizio degli individui coinvolti attivamente nel processo (gli utenti e il personale che opera nella biblioteca), delle eventuali spinte che derivano dalla società e dall’ambiente esterno in cui l’istituzione opera (il territorio, le politiche di governo, la comunità delle biblioteche, il mondo dell’editoria). La biblioteca è ritenuta adeguata, nell'organizzazione, nel ruolo nei servizi svolti alle aspettative degli utenti e al contesto tecnologico, economico e culturale in cui si inserisce? | |
| Partendo dall’analisi effettuata e dai punti di riferimento individuati si potrà a questo punto elaborare la nuova "visione" della struttura, definendo i nuovi obiettivi, i contenuti e la missione dell’organizzazione. Successivamente si elaborerà il piano strategico per il raggiungimento degli obiettivi, con la ridefinizione dei processi di lavoro e delle competenze necessarie. | |
Sulla base dell’analisi di esperienze di cambiamento compiute presso gruppi aziendali e istituzioni (Levi Strauss & Co., Università di Leeds) e dello studio di un caso emblematico, nell'ambito dei gruppi di lavoro sono state individuate alcune delle spinte al cambiamento che possono essere rilevate all'interno delle biblioteche:
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Come definire la nuova "missione" della biblioteca? Alcuni temi chiave possono essere:
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| La comunicazione e il superamento delle resistenze Un’attenzione particolare è stata dedicata al tema della comunicazione. Il successo di un programma di cambiamento dipende infatti in buona misura dall’esistenza di una comunicazione ben articolata tra gli individui che governano il processo e quelli che ne sono coinvolti, anche al fine superare le reazioni di resistenza e opposizione, che inevitabilmente si manifestano tra il personale coinvolto come tra le categorie di utenti dei servizi, in occasione di un cambiamento strutturale. Occorrerà stabilire una "strategia" di comunicazione rivolta da una parte verso gli utenti, gli organi di governo, la comunità delle altre biblioteche (comunicazione esterna), dall'altra verso il personale operante nel sistema bibliotecario (comunicazione interna). | |
| Le strutture organizzative Le biblioteche in cui operiamo hanno generalmente una struttura organizzativa di tipo gerarchico: ogni ufficio o sezione è soggetto alla supervisione e al controllo di un ufficio di livello più elevato e le differenti posizioni sono legate tra loro da relazioni verticali. Il lavoro è organizzato attraverso la chiara definizione di compiti da eseguire. | |
| Le strutture organizzative che rispondono ed interpretano le tendenze al cambiamento e all’innovazione caratterizzanti la nostra società devono essere meno complesse, tendere all’eliminazione di numerosi livelli gerarchici, focalizzarsi più direttamente sull’erogazione dei servizi al pubblico e sul soddisfacimento delle richieste e delle aspettative degli utenti. | |
| Il servizio al pubblico deve essere non la fase finale di una serie di processi di lavoro, ma il centro su cui si articola l’intera organizzazione. Il concetto di lavoro deve essere non più centralizzato su un compito da svolgere, ma su un problema da risolvere e sulle capacità e professionalità necessarie: le caratteristiche individuali richieste per questo sono la flessibilità, l’autonomia, la creatività, la capacità di eseguire una varietà di compiti che portino al completamento di un progetto. | |
| Esperienze di programmi di cambiamento In una serie di relazioni, svoltesi nella seconda parte del corso, alcuni direttori di biblioteche universitarie e manager di istituzioni governative hanno illustrato i programmi di cambiamento condotti, all’interno delle rispettive strutture, al fine di aumentare la produttività, di migliorare i servizi agli utenti e di rispondere alle nuove opportunità offerte dagli sviluppi tecnologici e informatici. Le esperienze hanno riguardato:
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"EDITORIA ELETTRONICA" (Electronic publishing) | |
| Durante il corso sono stati affrontati i diversi aspetti dell’editoria elettronica in rapporto con l'evoluzione delle biblioteche e delle loro funzioni. I temi trattati sono stati molteplici e hanno comportato l'intervento di numerosi relatori; all'interno dei gruppi di lavoro gli studenti hanno approfondito e discusso alcuni degli argomenti affrontati, carichi di interrogativi e di problematiche ancora tutte da risolvere per la comunità delle biblioteche. I temi affrontati dal corso sono: 1) il cambiamento in atto nella catena dell’informazione e le conseguenze sulle biblioteche; 2) le strategie degli editori (commerciali e scientifici) di fronte al settore di mercato delle pubblicazioni elettroniche; 3) le problematiche che le biblioteche devono affrontare nell'acquisto di fonti di informazione elettronica, in particolare in rapporto alle norme di copyright e alle licenze di uso; 4) le nuove competenze e funzioni legate alla costituzione di consorzi tra biblioteche e alle attività di negoziazione con i fornitori; 5) alcuni argomenti tecnici relativi ai sistemi di integrazione delle risorse e di ricerca delle informazioni. | |
| Biblioteche digitali ed editoria elettronica Un esame dei programmi di biblioteca digitale, che in Europa hanno iniziato a essere sviluppati nel corso degli anni ’80, e del lavoro svolto nel corso di questi anni all'interno delle biblioteche universitarie per creare collezioni elettroniche di documenti e per promuovere i nuovi servizi presso le comunità accademiche, ha permesso di porre in luce i risultati positivi raggiunti i problemi per i quali occorre trovare una soluzione. | |
| Il processo per la costituzione di biblioteche digitali appare più lungo e più complesso di quanto ci si attendeva, per cui la fase di transizione dall’informazione stampata a quella elettronica rimarrà aperta per diversi anni, durante i quali le nostre biblioteche saranno ancora essenzialmente "ibride". Lo sviluppo delle biblioteche digitali dipende dalla risoluzione di complesse problematiche organizzative, economiche e legali che rimangono ancora aperte: i costi dei documenti elettronici sono molto elevati, i rapidi e continui cambiamenti tecnologici nel settore impongono grossi sforzi per l’adeguamento dei mezzi di recupero dell’informazione e dell’istruzione degli utenti, non è ancora chiaro chi si assumerà l’onere dell’archiviazione a lungo termine dei documenti elettronici, devono essere definiti meglio gli aspetti legali del copyright. | |
| Anche il processo di transizione dal periodico stampato a quello elettronico è piuttosto lento: occorre tempo perché i nuovi servizi siano assimilati e integrati nel lavoro quotidiano del ricercatore, anche perché i periodici elettronici disponibili sono di fatto limitati ad alcune discipline del settore scientifico, tecnico e medico, e non trovano al momento ampia diffusione tra i piccoli editori. I tempi di pubblicazione sono ancora troppo lunghi, le procedure legate alle licenze sono troppo complesse mentre il costo degli abbonamenti rimane elevato. | |
| La comparsa di servizi di informazione elettronica ha creato per le biblioteche nuovi nodi finanziari e legali da risolvere. La diversità nelle tipologie delle biblioteche e nelle politiche nazionali e locali determina uno stato di relativo isolamento e di scarsa organizzazione del mondo bibliotecario, in rapporto agli editori, che sono invece in grado di agire in modo veramente globale e di imporre efficacemente le loro strategie di mercato. E’ necessario quindi che la comunità delle biblioteche incrementi i contatti internazionali, gli scambi di esperienze, i progetti cooperativi in special modo riguardo alla negoziazione delle licenze e al coordinamento dei consorzi esistenti. Oltre ad offrire un accesso all'informazione scientifica disponibile in forma elettronica, occorre lavorare di più per assicurare l’integrazione dei diversi sistemi. E' necessario infine che le biblioteche sviluppino una strategia rivolta non solo alla costituzione di consorzi forti, in grado di negoziare licenze convenienti e di contenere gli aumenti nei prezzi degli abbonamenti, ma anche mirata alla creazione di iniziative di supporto alla comunicazione scientifica che si propongano come alternative ai canali editoriali, in modo da offrire alla comunità accademica un servizio innovativo ed economico che permetta la più vasta e libera diffusione dei risultati della ricerca scientifica. | |
| Gli editori scientifici nell’era digitale Anche gli editori scientifici stanno affrontando un periodo di grandi cambiamenti in atto e si interrogano sul futuro del loro ruolo nell’epoca digitale. Di questi argomenti ci hanno parlato alcuni rappresentanti del settore dell’editoria scientifica. | |
| Le nuove tecnologie telematiche rendono ormai possibili modalità dirette di comunicazione tra autori e lettori all’interno della comunità scientifica (per esempio attraverso i servizi di archiviazione elettronica dei pre-prints) e tendono a destrutturare il ciclo della comunicazione scientifica, mettendo in discussione il ruolo tradizionalmente svolto dagli editori. La spinta in questo senso è particolarmente forte all’interno del mondo accademico, proprio a causa dei costi elevatissimi che le pubblicazioni hanno raggiunto e della impossibilità de parte delle istituzioni accademiche di garantire con il proprio budget l’accesso alla documentazione necessaria alla ricerca. | |
| Nonostante queste tendenze è forte presso il settore editoriale la convinzione che alcune specifiche funzioni tradizionalmente svolte dagli editori nei confronti della comunità scientifica continueranno anche in futuro a essere indispensabili e insostituibili: queste funzioni sono la disseminazione (mettere in contatto gli autori con i lettori), il controllo della qualità (il processo di peer-review), la registrazione (che fissa la paternità e la priorità della ricerca). | |
| E’ tuttavia chiara la consapevolezza che occorre lavorare non solo in competizione ma anche in collaborazione con gli altri partner (editori e biblioteche) e che soltanto chi saprà sviluppare servizi innovativi che aggiungano valore all’informazione, attraverso le nuove opportunità offerte dalle tecnologie telematiche, potrà conservare una posizione solida sul mercato. | |
| Il problema della crisi del periodico scientifico A causa di una serie di fattori - tra cui principalmente l’enorme aumento della produzione di articoli di ricerca e del numero delle testate di periodici, e le politiche di mercato praticate dagli editori commerciali - la comunicazione scientifica si trova in una condizione di drammatica crisi: i periodici, in particolare quelli del settore scientifico - tecnico - medico, hanno ormai assunto costi insostenibili per le biblioteche e sono soggetti a continui aumenti che costringono le istituzioni universitarie a effettuare tagli nelle collezioni. I ricercatori hanno quindi visto diminuire la possibilità di accesso alle risorse informative necessarie allo svolgimento delle proprie funzioni. | |
| La diffusione dei periodici elettronici, lo sviluppo da parte delle biblioteche dei servizi di prestito interbibliotecario, e la costituzione di consorzi di biblioteche in grado di negoziare licenze più convenienti, non hanno portato a una modifica nella continua tendenza al rialzo dei prezzi degli abbonamenti. | |
| Occorre a questo punto che le università, le società scientifiche (le quali operano come editore no-profit), le società editrici universitarie e le agenzie di governo sviluppino nuove strategie di intervento, approfittando delle opportunità offerte dall’avvento di Internet. Negli Stati Uniti sono state avviate alcune iniziative pilota in questo campo. Si è esaminato in particolare l’iniziativa chiamata SPARC (the Scholarly Publishing and Academic Resources Coalition), un’organizzazione fondata dalle biblioteche aderenti alla ARL (Association of Research Libraries), con lo scopo di stimolare il cambiamento nel sistema della comunicazione scientifica e di promuovere la competizione all’interno del mercato editoriale. SPARC offre supporto per la creazione di pubblicazioni elettroniche di alta qualità e a basso costo, che si propongano come alternative agli equivalenti prodotti pubblicati a costi notevolmente più elevati dagli editori commerciali. | |
| Si è affrontato inoltre il problema dei modelli di prezzo praticati alle biblioteche: l’accesso alle pubblicazioni elettroniche viene infatti venduto dagli editori sostanzialmente secondo il modello basato sui sistemi di distribuzione delle pubblicazioni a stampa, cioè la sottoscrizione di un abbonamento a una o più testate. Le tecnologie della comunicazione elettronica permettono tuttavia di pensare a soluzioni più flessibili e articolate, tali da garantire alle biblioteche una spesa inferiore mantenendo un ampio accesso all’informazione digitale. I modelli di prezzo possono essere differenziati a seconda del numero e della tipologia di accessi, prevedendo per esempio la sottoscrizione di abbonamenti limitatamente a una selezione di periodici elettronici di consultazione molto frequente, mentre altre formule di accesso possono essere adottate per i periodici di minore consultazione: il pagamento di un numero pre-selezionato di articoli da una lista di periodici di uso poco frequente, o il servizio di "pay-per-view" per titoli assai poco consultati. | |
| Aspetti giuridici delle licenze Un campo estremamente delicato e importante per i bibliotecari dell’era digitale è quello delle licenze. A differenza di quando accade per le pubblicazioni a stampa, che vengono acquistate e messe a disposizione degli utenti per un periodo e un uso teoricamente illimitati, quando si tratta di pubblicazioni elettroniche le biblioteche infatti acquistano l’accesso, limitato a un periodo di tempo e soggetto ad un uso regolamentato, a una serie di copie elettroniche. | |
| Mentre le pubblicazioni a stampa sono protette dalle leggi sul copyright, che tutelano i diritti d’autore consentendo tuttavia una serie di eccezioni per le biblioteche, l’acquisto dell’accesso alle pubblicazioni elettroniche avviene attraverso le licenze, e quindi è regolato dalla legislazione contrattuale. Nelle licenze, che sono contratti liberamente stipulati dalle parti (editori e biblioteche), vengono stabiliti i costi, i termini e le condizioni d’uso. Non esistono in questo campo regole che tutelino le biblioteche: occorre quindi usare grande cautela nell’esame delle varie clausole e cercare di acquisire familiarità con il linguaggio legale con cui le licenze sono scritte. | |
| Esperienze di consorzi nel Regno Unito e negli Stati Uniti In tutto il mondo le biblioteche hanno costituito consorzi attraverso i quali cooperano per mettere a disposizione dei propri utenti collezioni di pubblicazioni elettroniche. Attraverso i consorzi le biblioteche cercano di ottenere una riduzione nei costi delle pubblicazioni digitali, assicurandosi un prezzo vantaggioso nella negoziazione con gli editori e dividendo i costi tra i diversi partecipanti. | |
| I consorzi possono essere molto diversi nella struttura e organizzazione: in questo senso sono state esaminate in particolare due diverse organizzazioni, relative al Regno Unito e agli Stati Uniti, | |
| Nel Regno Unito la negoziazione delle licenze avviene a livello nazionale, attraverso il JISC (Joint Information Systems Committee): nel 1999 è stato lanciato un piano strategico, il DNER (Distributed National Electronic Resource), il cui scopo è di creare un sistema integrato di risorse informative digitali (libri, periodici, abstract, mappe, immagini, suoni) e di supporti di servizio (strumenti per l’apprendimento e per la formazione degli utenti, interfacce di ricerca); il piano è coordinato dal JISC, ma sviluppato in collaborazione con le biblioteche universitarie. Attraverso questo progetto si è voluto dare un impulso all’utilizzo e alla diffusione degli strumenti di informazione elettronica come supporto all’apprendimento, alla didattica e alla ricerca, cercando nel contempo di minimizzare le eventuali duplicazioni. | |
| Per quanto riguarda gli Stati Uniti è stata illustrata l’esperienza di OhioLINK, un consorzio di biblioteche universitarie statunitensi appartenenti a istituzioni anche molto differenti come dimensioni, budget e numero di studenti iscritti. Questa tipologia di organizzazione appare più vicina alle esperienze di consorzi tra biblioteche che si stanno organizzando anche in Italia. | |
| OhioLINK, nato con lo scopo di aumentare sensibilmente l’accesso all’informazione elettronica rispetto a quanto possibile nell’ambito delle singole biblioteche, ha stipulato licenze con i principali editori del settore scientifico (Elsevier, Wiley, Academic press, Kluwer, Springer): a fronte di un aumento medio del 10 % rispetto a quanto pagato complessivamente dalle biblioteche aderenti al consorzio per gli abbonamenti ai periodici nella versione stampata, OhioLINK ha ottenuto l’accesso a tutti i periodici pubblicati in formato elettronico da questi editori. Le biblioteche quindi hanno pagato di più, ma, essendo aumentato il numero di titoli accessibili, il costo per titolo è notevolmente diminuito, con benefici che sono proporzionalmente maggiori per le piccole biblioteche del consorzio (che hanno partecipato con una quota inferiore, corrispondente agli abbonamenti attivati, e hanno avuto il maggiore incremento di accessi). | |
| E’ molto importante che le biblioteche costituiscano consorzi forti in grado di negoziare licenze vantaggiose con gli editori, proprio perché operando in un contesto completamente nuovo e privo di leggi che tutelino le funzioni culturali delle biblioteche, sono i contratti che vengono stipulati in questa fase a stabilire le linee guida e il modello che regolerà le relazioni future tra le biblioteche e il settore dell’editoria. | |
| Gli archivi elettronici di preprint (e-prints) A partire dal 1991, quando Paul Ginsparg fondò il primo archivio elettronico di preprint del Los Alamos National Laboratori, molti archivi di e-print sono stati creati con lo scopo di favorire la disseminazione tempestiva dei risultati delle ricerche e la circolazione di letteratura grigia non sottoposta al processo di peer-review. | |
| La diffusione dei sistemi di archiviazione diretta degli articoli di ricerca ha avviato una radicale trasformazione del processo della comunicazione scientifica: si delinea una catena dell'informazione in cui le tradizionali funzioni esercitate dagli editori scompaiono, per lasciare il posto a sistemi che consentono la diretta e immediata pubblicazione delle informazioni non certificate, accessibili liberamente a tutti i lettori, e l'individuazione di servizi a valore aggiunto (gestiti da terzi): tra questi appunto il controllo della qualità, lo sviluppo di interfacce di ricerca e di servizi di collegamento tra diverse risorse informative (linking services). | |
| Le iniziative più interessanti in questo ambito riguardano l'integrazione degli archivi esistenti e l’interoperabilità, attraverso l’adozione di criteri comuni di descrizione e di estrazione dei dati. In questo senso nel 1999 è stata lanciata la Open Archives initiative (OAi), che ha posto le basi per l’avvio di una cooperazione tra i diversi sistemi. | |
| Il sistema di archiviazione elettronica dei pre-print è stato ideato dai ricercatori e costituisce un modo diretto immediato e funzionale per garantire la distribuzione degli articoli di ricerca dagli autori ai lettori (che nella comunità accademica in larga misura sono coincidenti). La domanda è se vi possa essere un ruolo per le biblioteche all'interno di questo nuovo sistema: le opinioni non sono concordi, in quanto per alcuni lo sviluppo dei sistemi di auto-archiviazione deve essere disciplinare, con il diretto coinvolgimento dei gruppi di ricercatori (quindi su una base di tipo volontaristico), per altri invece il sistema deve essere su base istituzionale e può prevedere il coinvolgimento delle biblioteche, che per la loro posizione di garanti dell'equità di accesso alle informazioni e per il tipo delle infrastrutture che possiedono (una tradizione cooperativa a livello internazionale unita alle conoscenze tecniche e metodologiche di gestione delle informazioni), sono i soggetti che meglio possono gestire l'archiviazione delle informazioni per le istituzioni di appartenenza. | |
| L'integrazione delle risorse informative attraverso i servizi di collegamento delle citazioni (reference linking) Uno dei settori di maggiore sviluppo del World Wide Web nell’ambito dell’informazione digitale è rappresentato attualmente dalla creazione di servizi che collegano entità informative affini (linking services). Le biblioteche e i consorzi di biblioteche, gli editori, le agenzie intermediarie e i ricercatori stanno tutti lavorando attivamente in questo settore. Le aspettative degli utenti stessi sono fortemente orientate sulla possibilità di avere a disposizione un unico ambiente informativo che connetta tutte le informazioni disponibili (OPAC di biblioteche, database di abstract, periodici elettronici, edizioni elettroniche di testi, servizi di fornitura documenti, librerie via Web), ampliando quindi notevolmente le possibilità di approfondimento della ricerca. Un ostacolo alla realizzazione dell'integrazione delle risorse è costituito dal fatto che attualmente i collegamenti ipertestuali sono costituiti in modo statico: devono essere calcolati in anticipo ("via pre-computation") e richiedono il controllo diretto e centralizzato dell'ambiente informativo (esempi di questo sistema sono SilverLinker, Ovid links, CrossRef). La biblioteca digitale invece ha necessità di un ambiente di collegamento tra le risorse che sia dinamico: i link devono essere creati nel momento in cui il documento elettronico viene fornito all'utente, senza richiedere la centralizzazione di tutte le risorse informative da collegare. Ma soprattutto i servizi di link devono essere sensibili al contesto ("context-sensitive"): il sistema non deve prevedere solo possibilità di collegamento tra risorse predefinite, ma si deve adattare al contenuto delle collezioni digitali di ogni singola biblioteca e ai servizi che si ritiene di attivare per i propri utenti. | |
| H. Van de Sompel ci ha illustrato il sistema da lui studiato e adottato dalla biblioteca dell'Università di Ghent, il quale permette di ottenere appunto link da una molteplicità di risorse a una molteplicità di risorse in modo dinamico e sensibile al contesto: l'informazione viene fornita all'utente nel contesto dell'intera collezione disponibile. Il sistema, chiamato SFX (Context-sensitive reference linking), è basato sul concetto di potenziali inter-relazioni tra i documenti, espresse al livello del database da cui sono generate: il link è visto come una combinazione di elementi che sono in parte forniti dal fornitore dell'informazione, in parte dalla biblioteca stessa. | |
| E' molto importante che le biblioteche siano in grado di fornire autonomamente delle soluzioni integrate per l'accesso alle proprie collezioni, che non siano totalmente dipendenti dai prodotti offerti dai partner commerciali: innanzitutto perché attraverso l'integrazione le biblioteche possono garantire il migliore utilizzo delle risorse informative che acquistano, o costruiscono direttamente; inoltre perché i servizi di linking aprono interessanti possibilità nell'ambito delle iniziative per lo sviluppo di un nuovo modello di comunicazione scientifica, alternativo al modello della pubblicazione gestita secondo criteri commerciali, in cui siano maggiormente valorizzati i periodici elettronici e gli archivi di e-print. | |
| Le biblioteche possono assumere un ruolo significativo nell'ambito di questo settore, continuando ad assicurare l'accesso "democratico" e diretto alle informazioni necessarie alla ricerca scientifica, a vantaggio della comunità accademica a cui sono rivolte. | |
| This article is written by Fabrizia Bevilacqua, Head Librarian of the Dipartimento di Filologia classica e medievale at the University of Parma. Ticer B.V. is not responsible for its content. Copyright Fabrizia Bevilacqua. |